Gocce di Veleno 3
Anni fa nel Sud Sudan, durante i massacri in Darfur, provocai il pianto disperato di un bambino che accompagnava la mamma a raccogliere acqua da un pozzo. Il pupattolo, un esserino nero dalla pelle di seta, era terrorizzato dall’aver visto per la prima volta un bianco. La donna sorrideva e cercava di calmarlo, ma non ci fu nulla da fare, dovetti allontanarmi. Prima ancora di parlare, il piccolo aveva capito tutto. Aveva già visto in me i ministri Maroni e Minniti pagare la Libia e la premier Meloni farlo con la Tunisia, per fermare i migranti – sì quelli infatti rinchiusi torturati violentati e uccisi – e chiudere il confine con il Niger, sì quello dove i disgraziati in fuga dalla fame e dalle milizie di Boko Haram sono stati abbandonati a morire di sete nel deserto. Chissà, quel pupattolo nero dalla pelle di seta aveva già paura di ritrovarsi un giorno abbracciato alla mamma, rinsecchiti entrambi dalla morte fra le sabbie roventi di un deserto umano.
